Category: Pensieri

Amici

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Ci sono degli amici da cui non vuoi ottenere niente. Sembra che questi amici la vita te li abbia messi davanti per indagare meglio, per andare più a fondo. Tutto questo quando magari ti danno pure un appoggio, chiedendo in cambio di avere solo una spalla su cui piangere ed uno spazio in cui lasciare andare. Questi amici sono una benedizione e vanno custoditi come pepite d’oro. Perché i veri amici sono quelli che ti fanno vedere come sono veramente le cose e che ti spingono a migliorare ed andare avanti al meglio che puoi, senza giudizi. Non sono quelli che vogliono tirarti dentro il peso dello proprie proiezioni. I veri amici sono una bussola e danno sempre spazio quando ce né davvero bisogno. Sia benedetto il mondo che ci ha dato questi amici. Sia benedetta la vita che ce li ha fatti incontrare.

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Spirito

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Tutte le nostre parole non sono che briciole cadute dal banchetto dello spirito. K. Gibran

In giorno durante un viaggio in un paese lontano lontano ho sentito un uomo saggio dire queste parole. Lui era sorridente, pieno di luce, con una lunga barba ed un viso rotondo. Non sono sicuro di aver capito tutto quello che stava dicendo, pero’ ho scoperto che mi é difficile scrollarmi di dosso le sue parole. Cio’ che ha detto lo sento infatti risuonare forte dentro di me..

“Tra tutti gli animali l’uomo é quello che é più vicino alla ricerca dello spirito. A dire Il vero questa sua ricerca é fondamentale per la sua salute e per il suo completo sviluppo.

In questa ricerca non ci si deve far deviare dalla parola spirito. Le parole riassumono concetti ed i concetti sono come guanti, mentre noi siamo le mani. Se anche da fuori uno vede i guanti agitarsi non vuol dire che siano loro da soli a muoversi. Ciò che li muove é ciò che sta dentro, ciò che é vivo.

In modo simile non serve fare tanta strada per incontrare lo Spirito. Lo si vede infatti tutti i giorni nelle cose piccole, in quelle che notiamo quando non siamo distratti e che non hanno tante pretese. I riflessi di questo Spirito si possono incontrare in molto specchi dispersi nel mondo: negli occhi di un bambino, in un sorriso, in un gesto gentile, o nel soffio del vento che passa tra i capelli mentre si cammina nel parco.

Il segreto per entrarvi in contatto é sempre uno: viaggiare leggeri.

Bisogna lasciare il peso delle aspettative e delle pretese che a volte ci portiamo in testa come valigie pesanti sulla testa, ma che in realtà potremmo benissimo lasciare nello sgabuzzino per goderci il viaggio.

Ciò che ci serve ci sarà sempre dato, che noi lo sappiamo o no. E spesso quel che ci serve arriva in modo inaspettato e sempre al di fuori della mappa del mondo che eravamo disegnati.

La cosa saggia é quindi fare un passo indietro e presentarsi al mondo col cuore aperto e con una buona intenzione scevra da illusioni.

Serve solo fare Il primo passo. Il come e il dove arriverà da se.”

Se sei nel dubbio…

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Un giorno un amico saggio mi disse:

“Se sei nel dubbio metti di fronte la compassione.
Calmati, rilassati un attimo e fai un passo indietro.
Cosa muove le tue azioni? Cosa vuoi ottenere? Che bisogno stai coprendo?
E sopratutto che effetto avrà sugli altri?

Nel mondo siamo tutti una grande famiglia. Non nel senso naive del termine, ma nel senso più vero, più profondo. E ad ogni famiglia si deve la giusta attenzione. E l’attenzione richiede pazienza, calma e concentrazione.

La vita é già grande, caotica e imprevedibile di suo. Ma é anche Bella. Quindi se sei nel dubbio o nella confusione accettala, fa parte Della vita.

Ma quando muoverai la tua mano e prenderai un’azione ricordati di nuovo della tua grande famiglia e pensa come la tua azione ricadrà Su di lei.

In questo mondo che gira e gira in tondo metti sempre di fronte a tutto la compassione.

Cosi’ scoprirai che la tua felicità non é sola, ma é figlia della felicità degli altri. Ed entrambe stanno oltre la bolla della propria persona.

Quindi ricorda, sempre ricorda, di mettere sempre di fronte a tutto la compassione.

E possa l’universo donarti il frutto della sua umile gioia.”

Spero che il suo consiglio vi possa essere utile…

Cambiamento (una mente elastica)

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Una mente elastica può prendere                                                                                                                                                       il peso di abitudini in noi installate                                                                                                                                                       e trasformarlo.

Può tornare al nuovo, tornare al vero                                                                                                                                                   e non lasciare che la vita sia quel che era,                                                                                                                                           ma riadattarsi ad ogni istante al flusso del cambiamento.

E’ questa la magia di una mente elastica.

Oggi dico grazie (una forma di preghiera)

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Oggi metto da parte l’orgoglio e dico grazie al Mondo, che molto mi ha dato, ma che non sempre ho riconosciuto.

Per me questa e’ una forma di preghiera.

Dico grazie al Mondo quando mi sveglio. Per un altro giorno mi ha dato la Luce. Per questo dico grazie.

Dico grazie al Mondo per l’aria che respiro. Ad ogni istante mi da ossigeno e vita. Per questo dico grazie.

Dico grazie al Mondo per l’acqua meravigliosa. Ogni giorno mi insegna a non attaccarmi alla forma e da dentro mi purifica. Per questo dico grazie.

Dico grazie al Mondo per i miei genitori. Con fatica ogni giorno mi hanno insegnato la libertà. Per questo dico grazie.

Dico grazie al Mondo per l’amore mio. Mi ha insegnato che forza e fragilità sono una cosa sola. Per questo dico grazie.

Dico grazie al Mondo per le persona che ho incontrato. Con loro ho imparato che mille gocce d’acqua fanno un fiume. Per questo dico grazie.

Dico grazie al Mondo per chi, prima di me, ha spianato la strada. Sono rugiada d’Amore in un Mondo assetato. Per questo dico grazie.

Dico grazie al Mondo per I miei errori e le mie limitazioni. M’insegnano umilmente a non perdere la strada. Per questo dico grazie.

Dico grazie al Mondo per il mio futuro. Affinché Io possa dare quanto ho ricevuto. Anche per questo, oggi, Io dico grazie.

San Giorgio e il Drago

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San Giorgio é una figura che mi é sempre stata molto vicina fin dall’infanzia. Santo di origina mediorentale, molto riverito nella chiesa greco-ortodossa e a cui é stata dedicata l’isola più visibile da piazza San Marco a Venezia. Giorgio, il santo, ha da sempre sempre incarnato le virtù tipiche del codice cavalleresco: un eroe forte, coraggioso e senza macchia che grazie al suo essere valoroso riesce a salvare la bella donzella dalle grinfie del terribile drago che terrorizza la città. Il solo pensieri che una figura simile potesse essere esistita mi faceva sempre sperare che tutti abbiano nel profondo le risorse per affrontare qualsiasi situazione. Non serve troppa intuizione per capire che le cose non stanno davvero così.

Per comprendere davvero un fenomeno la prima cosa é osservarlo attentamente. Nell’esempio dell’iconografia ortodossa il drago di San Giorgio é rappresentato come un mostro che sbuca dalle viscere della terra. Nella storia il drago se ne stava li addormentato per poi uscire poi ogni tanto e riscuotere il suo debito di sangue. Il drago é quindi qualcosa di originario al contesto sociale a cui si impone. Questo mostro rappresenta sempre una forza che non si può controllare e che sbuca fuori all’improvviso. In certi casi il mostro non sembra poter essere davvero sconfitto, come ne caso di Ercole, che tagliate le teste all’idra ne incontra una immortale. L’unica scelta dell’eroe é quindi quella di seppellire questa testa al fine che non si manifesti mai più. Vi sembra familiare?

Non serve però troppa esperienza per riscontrare come questa visione dualistica, ovvero noi contro loro, non sia riuscita a portare una condizione di pace duratura nel mondo esterno. Ci sono fin troppi esempi dalla scena internazionale che sembrano essere li per ricordarci che lo schema dell’eroe che sconfigge un nemico mostruoso non sia un modello che funzioni. Basti pensare all’attacco all Libia di Ghedaffi, all’Iraq di Saddam e alla lotta al il terrorismo internazionale. Seppure molti di questi individui o organizzazioni fossero senza dubbio dei mostri é spesso fin troppo chiaro che ognuno degli attacchi a questo tipo di fantomatico drago non abbia fatto che generare nuovi mostri da affrontare. Minaccia, guerra, ordine ristabilito. E poi? Una nuova minaccia. Da sempre e per sempre, in una spirale di violenza. Che ci sia forse qualcosa di sbagliato nel modello che ci viene riportato dalla tradizione?

Viene da chiedersi se ci sia un’alternativa migliore a questo schema, magari una che ci possa portare ad una vera e più profonda comprensione della situazione che viviamo.

Il fenomeno diventa ancora più sottile nel momento in cui si realizza che i demoni non sono creature esterne, ma forze ben radicate dentro di noi. Tutti noi affrontiamo queste forze ogni giorno in una maniera o nell’altra. Si trovano nei sentimenti di rabbia se qualcuno ci urta per strada, nell’incapacità di dire quello che si prova, nel rendersi più piccoli di quello che si é, oppure nel crogiolarsi nel dubbio. Tutte queste forze offuscano la nostra visione e ci portano lontano da un’azione compassionevole. Sentiamo rabbia e allora scatta una risposta aggressiva. Sentiamo frustrazione allora si origina un finto bisogno per scacciarla. Sorge un desiderio e di nuovo vi si agisce in maniera ceca per soddisfarlo. Tutto questo é un continuo fornire vergini al drago, dove le vergini sono però pezzi della nostra anima, della nostra attenzione. Sappiamo fin troppo bene che questo tipo di drago non sazierà mai la sua fame. Forse si sazierà per un pò, ma poi la sua fame lo farà risvegliare di nuovo e chissà se ci sarà un qualche San Giorgio di passaggio in quel momento.

Eppure un’alternativa potrebbe esserci: cambiare la propria visione. Si può giocare lo stesso gioco di nuovo e di nuovo, fino a che non si capisce che magari il drago proprio un drago non é e quelli che lui pone come desideri non sono i suoi veri bisogni. Quando il drago si manifesta la sua prima richiesta sembra essere di un certo tipo, eppure spesso ci si accorge che ciò che davvero smuove il drago é qualcose di diverso e più profondo. Bisogna quindi imparare a conversare con questo drago e capire di che cosa ha bisogno.

Ogni volta che ho a che fare con i miei draghi, e quindi quasi ogni giorno, la prima sensazione é quasi sempre lo spavento, oppure il forte desiderio di non affrontare uno specifico drago. Ad uno sguardo più attento però posso riconoscere questi draghi seguono delle tendenze. Certe cose li fanno scattare, altre no. In ogni caso tutti i draghi che ho incontrato (in senso metaforico!) si sono sempre rivelati essere creature fragili, spaventate e desiderose di essere comprese. Sono esseri come tutti gli altri che vogliono soltanto trovare una cura al proprio dolore. In altre parole non sono esseri malvagi e mostruosi da scacciare con delle lance divine, ne tanto meno delle idre da sotterrare. Questi draghi sono di più come bambini da accudire. Vanno osservati, aiutati e presi per mano. Se lasciati a se stessi, non osservati, o se crediamo alle storie che ci propinano ci facciamo condurre dalla parte più immatura di noi. Se invece riusciamo a mantenere una visione più compassionevole il drago sembra poter davvero esprimere il bisogno che davvero lo smuoveva ed ottenuto tutto ciò si rivela essere un elemento importante del nostro essere che torna a collaborare.

Il trucco tutto questo é il riuscire ad abbracciare quello che in noi troviamo repellente ed aiutarlo a trovare le parole per esprimere l’energia che questo cova. Il risultato é sempre una trasformazione. Ciò che all’inizio mordeva e scalciava può diventare un nostro alleato e noi possiamo diventare un pò più liberi, senza il bisogno di essere degli eroi.

P.s.

Ovviamente non sono l’unico ad aver coltivato questo tipo d’idea. Se vi interessa comprendere di più l’idea di nutrire i “draghi/demoni” consiglio “Nutri i tuoi demoni” di Tsultrim Allione. Spero vi sia interessato!

http://www.macrolibrarsi.it/libri/__nutri-i-tuoi-demoni.php

Tapparsi il naso

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Da piccolo mi capito’ un giorno di fare una scoperta eccezionale. Per diversi anni mi ero irrimediabilmente convinto, influenzato com’ero dagli altri bambini e dai cartoni animati che guardavo, che ogni volta che mi fossi tappato il naso la mia voce sarebbe diventata irrimediabilmente acuta e sorda. Bastavano due dita a schiacciare le narici che la mia voce acquisiva subito un tono buffo e goffo. Il cambiamento del passaggio dell’aria era minimo, eppure il risultato era un totale stravolgimento della mia maniera di parlare, quasi come rispondessi ad un riflesso condizionato. “Riesci a parlare con il naso tappato?”, mi chiedeva qualcuno, “Si, gerdo! Solo che suoda duddo sdardo!”. Lo stesso cambiamento lo riscontravo in tutte le persone intorno a me, come avrei potuto quindi io accorgermi che le cose non stavano proprio cosi’? Fatto sta’ che un giorno mi venne d’un tratto un dubbio, quasi come un singhiozzo inaspettato. “E se non fosse questa la vera natura delle cose?”. Fu questo che d’un tratto venne da chiedermi. Chissa’ da dove si era originato questo dubbio. Forse c’é una parte di noi che fa apposta a non voler credere nel desiderio di sperimentare. Fatto sta che questo dubbio non potevo ormai semplicemente scrollarmelo di dosso, la curiosita’ era ormai troppo forte. Dovevo provare a tapparmi il naso e parlare. Immediatamente mi tappai le narici con le dita come ero solito fare. Questa volta, pero’, mi ripromisi di far fuoriuscire la mia voce con il tono piu’ naturale possibile. Avrei accettato qualunque risultato da questo esperimento, ma io dovevo sapere. E li accadde una profonda scoperta. Il tono della mia voce era cambiato si, ma solo leggermente. Era un po’ piu’ acuto e nasale del normale, certo, ma non era niente di lontanamente vicino a quel stravolgimento sonoro che normalmente sentivo. Il cambiamento c’era, ma non era niente di drastico. Ogni volta che ripenso a questa vicenda mi chiedo quante cose possano essere cosi per me ancora adesso. Chissa’ quante assunzioni implicite ancora mantengo in vita ogni giorno senza saperlo. Sarebbe buffo arrivare in tarda eta’, aver fatto tutte le esperienze che si possa immaginare, per poi scoprire che per tutta la vita si é parlato in modo assurdo ed innaturale. Immaginarmi con i capelli bianchi, con lo sguardo vissuto, con le rughe d’espressione ed una voce da cartone animato per me sarebbe troppo. Ogni giorno é quindi per me una caccia aperta per scovare dove ancora si nascondano le assurde assunzioni sulla vita che ancora posso portare con me. Non é facile, perché la presa delle dita sulle narici é a volte forte a causa dell’abitudine. In piu’ l’idea di doversi aggiustare ad un nuovo tono di voce non é invitante. Eppure, scoperta un’assunzione implicita si crea un precedente. Da li non si puo’ piu’ fare finta di niente. Si é ormai aperta la possibilita’ che le cose non siano come sembrano e bisogna indagare. E se poi, in la’ con gli anni, dovessi scoprire di avere ancora una voce buffa poco importa. Vorra’ dire che mi faro’ una grassa risata.

Foto di: http://dailypicksandflicks.com/