Jack il pirata fortunato

pirates!

Dopo mille avventure passate in mezzo al mare sembrava proprio che per Jack il pirata fosse giunta la sua ora. Nella sua vita Jack ne aveva viste parecchie, anche per un pirata. Era riuscito ad uscire dalle prigioni piu’ segrete di Caracas, a svignarsela della rivolta di Bermuda e pure a rubare il tricorno del governatore della Jamaica (si proprio il lui, l’ex-pirata Sir Henry Morgan). Tutta questa serie di avventure gli era valso il nomignolo di Jack il Fortunato. Questa volta pero’ questa sua fortuna sembrava tardare ad arrivare. Erano passate solo poche settimane da quando la tempesta piu’ forte che gli abitanti di Tortuga avessero mai visto gli porto’ via gran parte delle sua flotta. Per un pirata esperto come Jack era fin troppo chiaro che un capitano non puo’ dirsi tale se non ha al seguito una flotta da comandare in direzione di un tesoro. Gli era poi ancora piu’ chiaro che sarebbe stato difficile rimanere a lungo con la testa sulle spalle avendo alle calcagna la marina del governatore, i sicari della banca dei Caraibi e la banda delle vele nere. Erano stati quest’ultimi che erano finalmente riusciti a metter le mani su Jack dopo quella terribile bufera. Per ironia della sorte fu proprio il caso a far si che loro riuscissero a catturare il Capitano Jack il fortunato. La sera della tempesta le navi delle vele nere dovevano infatti trovarsi poco fuori Porto Nascosto, il porto normalmente piu’ sicuro dei Caraibi. Jack, conoscendo i piani dei rivali, aveva diretto li la sua flotta per sferrare l’attacco finale alla banda rivale. Quella sera pero’ la banda delle vele nere si prese una colossale ubriacatura di rum e che ridusse la loro cautela nel rilasciare l’ancora. Diciamo proprio che se ne dimenticarono del tutto! Quando la bufera colpi’ le vele nere si trovarono in mare aperto, quella sera stranamente calmo, mentre Porto Nascosto fu praticamente travolto dalla bufera, cosi’ come la flotta di Jack. Durante il naufragio Jack si ritrovo’ colpito in testa da un albero senza controllo e fu per miracolo che che riusci’ ad aggrapparsi ad una botte galleggiante. Pensava di essersi salvato come al suo solito mentre la botte lo portava in mare aperto. Ora pero’ Jack doveva fare i conti con la verita’: era stato catturato. La cosa piu’ dura da accettare per Jack non era l’essere stato fatto prigioniero, quando la prospettiva insolita da cui rendersene conto. Si trovava infatti sul ponte di una nave. Dal lato dell’oceano. Col la banda delle vele nere ululanti di fronte. Con un cannone puntato contro. Ah, e la miccia del cannone era accesa. Davvero non un bel martedi’ per un pirata! Eppure, per quanto strano potesse sembrare in quel momento, Jack sentiva qualcosa di positivo nel suo essere li. Sentiva che, per quanto assurda, quella situazione aveva un motivo di esistere e questo suo pensiero gli procurava una sensazione quasi piacevole. In quell’istante, infatti, Jack senti’ come se il tempo si fosse fermato. Per Jack questa era una cosa assai insolita impegnato com’era stato a creare la leggenda di se stesso. Ogni giorno una zuffa, un arrembaggio o una sparatoria. Possibile che fosse quello, il momento fatale, l’unico in cui Jack fosse riuscito a liberarsi del senso di adrenalina che aveva caratterizzato i suoi ultimi quarantacinque anni e in cui riuscisse finalmente a vedere l’interezza della sua vita? Fatto sta che in quel momento Jack vedeva la scena intorno a lui dispiegarsi lentamente. Molto lentamente. In slow motion. Si, proprio cosi’, proprio come nei film. Jack pero’ si sentiva completamente calmo, come se la scena attorno a lui non lo riguardasse del tutto. La miccia del cannone era quasi terminata e a Jack veniva data l’ultima occasione di vedere il mondo attorno a lui. In questo caso la visione era data principalmente dalle brutte facce della banda delle vele nere. Jack pero’ non riusciva ad odiarli. A guardarli si sentiva come se la sua vita fosse sempre stata una tela ruvida su cui un pittore pazzo aveva continuato a gettare colori a casaccio e che ora fosse tornata magicamente bianca. In questo suo stato Jack non sentiva forte emozioni, piuttosto notava. Notava cose a caso e a cui prima non aveva dato troppa importanza, come ad esempio la cicatrice sul volto di uno dei pirati sulla destra, quello con la sciabola tra i denti. Chissa’ come se l’era fatta, o se gli avesse fatto male? Oppure notava la porta della stanza del capitano nemico la cui maniglia era stata sicuramente manomessa. C’era poi quel pirata magro che se ne stava di vedetta e guardava la scena dall’alto. A differenza degli altri pirati quest’ultimo non sembrava essere cosi’ eccitato dalla scena che accadeva sul ponte. Che ne avesse viste fin trope da lassu’? Piu’ di tutto pero’ Jack notava la presenza del Sole. Era cosi’ grande, bello e sfolgorante. Guardandolo Jack penso’ che per tutta la sua vita il Sole aveva semplicemente fatto il suo lavoro. La mattina sorgeva a Est e alla sera tramontava ad Ovest. Ogni giorno, da sempre. Sia che per Jack fosse stato un gran giorno, come quando aveva conquistato il forte di Santa Maria, che in giorni piu’ duri, come quando aveva perso il suo primo arrembaggio. Ogni giorno quello stesso sole era stato li con la sua presenza e con il suo calore. Tutto qui’. In quel giorno sul ponte Jack poteva sentire quel calore entrargli dentro e rendere tutto piu’ dolce, anche l’urto della palla di cannone che l’aveva fatto volare all’indietro. Che grande che sembrava il Sole da quella nuova prospettiva. Sembrava quasi che Jack ci potesse finire dentro. Jack era pero’ sempre stato una persona dalla mente molto acuta, sapeva quindi che non era li che era destinato ad andare il suo corpo acciaccato da lupo di mare. La sua meta era piu’ probabilmente andare incontro all’Oceano e forse agli squali. Eppure anche se questo era a lui chiaro quell’ attimo prima della scoppio del cannone gli aveva dato una sicurezza che andava ben oltre la sua logica di pirata. Jack sapeva infatti che quel momento che aveva vissuto sarebbe stato eterno e che in fondo la sua vita, giudicata deplorevole persino agli occhi di sua madre, era andata bene esattamente per come era stata. Era questa certezza che gli aveva dato un senso di calma pure quando il suo corpo semi-cosciente veniva avvolto dalle acque e la sua vista si annebbiava. Mentre scendeva verso il fondo Jack non poteva sentire piu’ nessuna traccia di rancore. In quel momento sul ponte Jack aveva capito che la sua era stata una vita piena e vissuta al meglio che poteva. E poi chissa’ se le sue avventure sarebbero davvero finite? Magari ce ne erano molte alter ad attenderlo sul fondo del mare.

 

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