Jalil Al Braham, il gobbo dal cuore d’oro

bedouin

 

“Se vedete un Sufi che si cura del suo aspetto esteriore allora sappiate che il suo interno é corrotto”

Al-Junayd ibn Muhammad ibn al-Junayd, Abu al-Qasim al-Qawariri al-Khazzaz al-Nahawandi al-Baghdadi al-Shafi`i (d. 298).

Jalil Al Braham veniva da sempre chiamato il gobbo. Il motivo per cui il villaggio gli aveva affibbiato questo nomignolo era chiaro a tutti, cio’ dipendeva dai suoi vestiti lerci, dal suo passo incerto e sopratutto dalla sua grande e predominante gobba. Su questa sua gobba giravano moltissime voci, che in un piccolo villaggio sulla via delle carovane, si sa, corrono veloci. Chi passava per il villaggio per una veloce sosta vedendolo pensava ad un misero straccione e, impietosito, gli lanciava una moneta di rame. Chi al villaggio ci passavo piu’ spesso, invece, aveva sicuramente sentito le diverse voci sul conto di Jalil. Alcuni dicevano che Jalil fosse nato sano e che la sua gobba fosse spuntata poi nel tempo e che si fosse estesa di anno in anno. Altri giuravano di aver visto Jalil correre felice senza nessuna gobba sulle dune del deserto nelle notti di luna piena. Solo un circolo di pochi a stretti amici sapevano la verita’ sulla sua storia. Gli stracci, la gamba zoppa e pure la gobba erano tutta roba finta. E quegli amici, piu’ sfortunati degli altri, si ritrovavo ad avere a che fare con il dono della verita’ ed il dubbio dell’interpretare. Loro infatti non sapevano perché Jalil fingesse tutto questo. Alcuni dicevano che il tutto era iniziato anni fa quando Jalil finse la sua condizione per sfuggire ad una guerra nel nome del sultano e che da li in poi non avesse potuto che continuare l’orchestrazione. Per altri la faccenda era piu’ semplice, Jalil era solo un matto con cui fare a volte conversazione. Ma per Jalil la faccenda era ben diversa. Lui fingeva questa pantomima perché in cuor suo aveva capito di essere perfetto. Il suo non era un sapere arrogante e saccente di chi misura se stesso in relazione agli altri. No, Jalil sapeva che al di la’ delle apparenze il suo cuore era un perfetto specchio del mondo. Ma la vita d’ogni giorno, si sa, non ama la perfezione. Per questo Jalil penso’ che era forse meglio sembrare gobbo ed un po’ toccato all’esterno, piuttosto che venisse meno la perfezione del suo cuore. E poi, se ne avesse parlato ad altri ne avrebbero certamente preso per pazzo, tanto valeva che allora lo sembrasse per davvero! Per tanto voi, che vagate per il mondo, la prossima volta che incontrate uno zoppo, un gobbo oppure un pazzo, sappiate che potreste aver davanti un Jalil dal cuore d’oro e che potrebbe essere la vostra occasione di davvero incontrare un essere perfetto.

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