Claudio, l’oca che trova il coraggio.

La vera storia di un’ oca di Clissold Park che trova il coraggio di fare le cose da sola. [Prima parte]

Domestic_Goose

Si é vero. Dopo tanti anni passati a Clissold Park riusciva finalmente ad ammetterlo a se stesso. Claudio, l’oca, era un codardo. In tutto quel tempo passato in quel recinto verde, circondato da mamme con bambini dai capelli dorati ed alberi da favola, Claudio sentiva che ne aveva abbastanza. Tutti i suoi familiari avevano il sentore che in Claudio vi fosse un seme di codardia. Era riuscito a mascherarla per quanto possibile. Alla fine lui se la cavava discretamente a nuotare sul canale, non mancava mai di condividere il cibo con gli altri, ne dimenticava di salutare l’aurora che, come si sa’, tutte le oche fanno puntualmente. Eppure gli altri compagni, inclusa Ilenia che lui tanto amava, riuscivano a percepire in lui qualcosa di fuori posto. Per chi lo osservava questo suo tratto sembrava quasi impercettibile, come una nota stonata in una sinfonia. Per Claudio invece, questa mancanza era ormai un abisso, che lui sentiva pesare come un incudine su ogni suo sorriso. Lui non ne poteva piu’ di sentire questo peso, che era diventato cosi’ familiare. Doveva fare qualcosa per liberarsene. Il piano di Claudio era gia’ pronto. Partire per l’Africa. Il giorno stesso. Non gli interessava molto che le altre oche sentissero parlare di lui come di un grande esploratore. C’erano gia’ i cigni nel parco a prendersi tutta la gloria. No, il motivo del viaggio per Claudio era diverso. Claudio doveva sapere. Sapere cosa c’era al di la’ di quello splendido parco e, sopratutto, sapere se lui, una povera oca sperduta poteva affrontare cio’ che lo attendeva senza perdere tutte le penne! Aveva gia’ pensato molto alla partenza. Si sarebbe portato dietro solo una piccola saccoccia, con qualche sassolino a cui era affezionato, un po’ di mangime messo da parte nei mesi scorsi e niente di piu’. Cio’ che piu’ l’aveva impensierito nella sua preparazione era quale mezzo usare per raggiungere l’Africa. Aveva sentito parlare di quei volatili che in formazione a V riuscivano a raggiungere quel continente lontano. Quei racconti lo avevano sempre ammaliato e, a dir la verita’, un po’ di invidia nei confronti di quei volatili l’aveva provata. Ai suoi occhi, infatti, queste storie facevano sembrare la sua coda ancora piu’ buffa. Certamente non poteva immaginarsi di fare come quei strani uccelli che non aveva mai visto a terra. Quegli stessi uccelli che lasciavano ampie scie bianche e che lui chiamava le lumache del cielo. No. Il viaggio aereo non era per lui. Claudio sapeva quale era il mezzo adatto. Lo sapeva ormai bene come il suo nome. Il mezzo adatto era il treno. Quante storie avrebbe potuto sentire nei vagoni arredati che gia’ si era immaginato. Certo sarebbe stato buffo avere un’oca come compagna di viaggio. Ma chi lo sa? Claudio non aveva mai preso un treno. Per quanto ne sapeva lui anche cavalli, gatti e galline potevano essere loro passeggeri, oltre agli umani che, si sa’, monopolizzavano l’uso della tecnologia. Erano quasi le sette. Il sole stava tramontando. Claudio era rimasto al rifugio con una scusa qualsiasi dicendo alle altre oche che le avrebbe raggiunte al piu’ presto. Ma il suo piano era diverso. Al loro ritorno le altre oche avrebbero trovato al suo posto un giaciglio vuoto, mentre lui, Claudio, sarebbe gia’ partito dal binario nove di Dalston Junction. Da li, con un breve cambio a King’s Cross avrebbe raggiunto Parigi. E poi via! Barcellona, Zaragoza, Madrid, Cordoba, Gibilterra ed infine l’Africa!!!! Non si sarebbe fermato a Tangeri, Casablanca o a Marrakech. Neppure Dakar era abbastanza per lui. No, lui sarebbe andato fino in Botswana! Questa si che sarebbe stata la prova perfetta per le sue piume! Ormai tutto era pronto. Il suo istinto di oca gli diceva che questo era il momento per partire. O partiva adesso, o non avrebbe mai piu’ trovato il coraggio di lasciarsi la sua vita nel parco alle spalle. Una cosa era certa. A quell’ora nessuno lo avrebbe visto, dato che gli altri animali erano al lago per la passeggiata serale. Era pronto. Con la saccoccia in spalla, o meglio dietro le ali, oscillava la sua coda immaginando cosa avrebbe visto oltre il cancello di Clissold Park. E cosi’ uno, due e via! Le sue zampe palmate fecero i primi passi di questo suo lungo viaggio. Chissa’ fino a dove l’avrebbero portato? L’agitazione della partenza gli aveva gia’ fatto superare la curva del canale. Ora era nella piazzola di fronte al bar dove di giorno giocavano i bambini. Un attimo dopo aveva lasciato alle spalle pure l’aiuola con i tulipani radiosi. Adesso c’era solo l’ultima siepe tra lui ed il cancello. Ed infine boom! Libertà! Le sue piume avevano sfiorato il freddo ferro del cancello lanciando una scarica di adrenalina come fossero dotate di nervi. Niente gli aveva dato la stessa gioia come vedere le sue zampe palmate sul marciapiede di Cross Street. Sentiva il cuore pulsare e l’eccitazione lo permeava. Era rimasto li neanche un minuto. Nessun’oca che lui conoscesse si era spinta a tanto. Rimase davanti all’entrata solo il tempo di un ultimo sospiro per salutare quella parte di lui che lasciava li nel parco. Girato lo sguardo, la sua coda rinizio’ a ciondolare incamminandosi verso la stazione di Dalston. Fu in quel momento che un richiamo lo fece girare. “Quack!”. Era lei. Ilenia, il suo primo amore. Bella come sempre. “Quack”, ripete’ lei. L’immagine dei suoi occhi richiamo’ alla mente di Claudio una miriade di ricordi. Ogni volta che lei lo aveva guardato cosi’ lui non poteva che sciogliersi, in un mare di emozioni che neanche il grande laghetto avrebbe potuto contenere. Eppure tutto cio’ non aveva sommerso in lui quel senso di malinconia che spesso provava. “Quack, quack!” riprese lei. “Ilenia, amore mio”, inizio’ Claudio. “Io… Io devo partire”. “Lo so, non é facile per un’oca viaggiare e per nessuno é facile lasciare la sua casa. Di tutte le cose che lascio, lasciare te é la piu’ difficile. Ma se tu guardi nel tuo cuore capirai. Io sono un codardo Ilenia. Sono un codardo perché in questo parco ormai mi sento stretto e qui sono soffocato dalle mie stesse emozioni”. “No, Ilenia, non posso rimanere qui. Non posso fare la fine dei cerbiatti che vedo nel recinto. Io devo partire. Non parto per odio verso di te, ne verso il parco. Tutt’altro, mi siete assai cari. Ma vedi, Ilenia, é l’anima del mondo che mi chiama”. Nel dire queste parole lo sguardo di Claudio non lascio’ gli occhi di lei neanche per un istante. Gli occhi di lui divennero umidi mentre parlando apriva il suo cuore a quella che tra tutte le oche, era per lui la piu’ importante. Si chiedeva se lei lo avesse mai potuto capire e se le penne del suo petto si riscaldassero dello stesso calore che sentiva lui. “Quack” rispose lei. Claudio capi’ che era il momento di ripartire.

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